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Vivere la vita - Pasqua 2014

Inserito il 14/04/2014 16:47

Categoria: Presidenza

Riflessione Pasquale di Luigi Pertici diacono missionario in Togo, Consulente ecclesiastico Comitato CSI di Siena - Cos'è la Pasqua dei cristiani, ma per meglio dire, la Pasqua del Cristo, e in Lui di tutti noi? Non è altro che il passaggio (etimo di “pasqua”) dalla morte alla vita. Perché il nostro Dio è il Dio vivente e il Dio della vita e non può, per così dire, ammettere che la morte possa sopraffare la sua creatura preferita, quella creatura che Dio ha creato, unica in tutto il creato, dicendo «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza» (Gen 1,26).

Col passare del tempo e l'approfondimento della cultura del paese africano che ormai è divenuto una seconda casa, mi capita sempre più spesso di riflettere sul senso della vita, forse anche perché sono ormai entrato in quell'età in cui si dovrebbe cominciare a guardare il futuro in un'altra prospettiva, diciamo più corta.

 

In Togo troppo spesso mi trovo costretto a dire anche ai cristiani che, appunto, il mio Dio, il nostro Dio, è il Dio vivente e il Dio della vita, qua si ha l'impressione che il fatto più importante della vita sia la morte, per meglio dire il “dopo morte”, per un funerale si è capacissimi di spendere migliaia di euro, facendo anche debiti con le banche che offrono finanziamenti appositi – evitiamo commenti –, e poi non si spendono i nostri 50 centesimi per farsi il test della malaria, di cui si muore; in compenso non si dà quasi nessuna importanza ad un bimbo che nasce; l'ulteriore contraddizione è che qua si ha letteralmente terrore della morte! Probabilmente questo succede perché alla fin fine si ha paura di vivere, di affrontare la vita ogni giorno con le sue difficoltà e i suoi problemi: i togolesi, almeno quelli del sud e per usare la colorita espressione di un'italiana che lavora qua, sono troppo spesso “autentici cacasotto”.

Ma non voglio parlare dei problemi del Togo e del senso della vita che c'è qua, cultura peraltro diffusa in buona parte dell'Africa per quanto ho potuto apprendere.

 

Quello che vorrei dire riguarda quello che succede da noi, nei paesi “sviluppati”, proprio sul senso della vita.

Nasce da una riflessione che sto facendo da un po' di tempo e sulla quale proprio nei giorni scorsi ho avuto modo di tornarci sopra, a seguito di una piccola discussione su un notissimo social-network c'è stata fra me e un paio di amici a proposito di una riflessione che avevo messo.

L'occasione è stata la recente sentenza della nostra Corte Costituzionale sulla c.d. “fecondazione eterologa”.

A me non ha dato particolare fastidio la sentenza in sé, sono un convinto assertore della libertà di coscienza di ognuno perché in ultima analisi è per questo che Gesù Signore è finito sulla croce, quello che, vedendolo da molto lontano e dentro una cultura totalmente diversa, proprio non ho capito è la “guerra di religione” che si è scatenata attorno a questa sentenza. Da una parte gerarchie ecclesiastiche e (buona parte?) dei fedeli che tuonavano contro la sentenza, dall'altra parte “laici” e autodefinitosi “progressisti” che esultavano tuonando contro la Chiesa “retrograda”.

Premesso che a mio modestissimo parere le gerarchie ecclesiastiche e i fedeli cristiani hanno tutto il diritto di dire che una legge non piace, come d'altra parte chi non si riconosce nella Chiesa ha tutto il diritto di fare scelte anche opposte, ci si rende conto – e sto arrivando a quello che vorrei sottolineare – quanto tutto questo sia letteralmente schizofrenico?

Quello che dicevo nella mia piccolissima osservazione sul social-network è che da una parte si invoca il diritto di poter fare la “fecondazione eterologa”, ma dall'altra parte per poter adottare un bambino ci vogliono anni. Si invoca il “diritto” a fare figli in qualunque modo (ma dov'è scritto? Tutti hanno diritto a studiare, ma non tutti sono in grado di laurearsi e anche fra i laureati c'è chi prende il massimo e chi prende il minimo; così tutti sono potenzialmente capaci di procreare, “potenzialmente” però, perché questo è vero per la maggioranza, ma “maggioranza” non vuol dire “tutti”), ma dopo aver invocato il “diritto” a procreare nello stesso tempo si invoca il “diritto” ad abortire! Si invoca il diritto a vivere – non dovrebbe essercene nessun bisogno! Il “diritto” alla vita ci appartiene dal momento stesso del concepimento –, si fanno autentiche follie per essere sempre sani, “giovani e belli”, per prolungare oltre il comprensibile l'incontro con la morte e poi nello stesso tempo si invoca il diritto all'eutanasia (una notevole contraddizione in termini: da quando la morte sarebbe diventata una cosa buona? Etimologia di “eutanasia”. Oltretutto la morte per me cristiano è comunque una cosa cattiva e brutta perché Gesù con la sua morte ha voluto distruggere proprio la morte. Punto.). E, contraddizione delle contraddizioni, si pretende di regolamentare per legge questi aspetti della vita: forse aveva ragione un vecchio primario del San Niccolò che quando usciva salutava il portiere dicendo «esco dal manicomio piccino per entrare in quello grande» …

Si potrebbe continuare all'infinito con queste sin troppo evidenti contraddizioni della nostra società e della nostra cultura, mi limiterò a citarne una che mi tocca in modo particolare, perché riguarda la giustizia e il diritto di ogni essere umano ad una vita dignitosa e, per me cristiano, riguarda anche la carità.

Nei paesi sviluppati è, giustamente, molto forte il pensiero ecologico e ci inventiamo le cose più strampalate per salvaguardare la natura di cui facciamo parte, ma nello stesso tempo deprediamo l'Africa delle sue ricchezze per un tozzo di pane – quando siamo generosi – ai “proprietari”, gli africani, e come se non bastasse la riempiamo di tutte le schifezze che gettiamo, trasformando un continente bellissimo – la culla stessa dell'umanità! – nella discarica del mondo (di quello ricco, sicuramente troppo ricco).

Quando capiremo che l'Africa non è sulla Luna e che gli africani sono uomini che hanno tutto il diritto che abbiamo noi di vivere bene?

 

Ecco. Vivere bene.

Nessuno, veramente nessuno, di noi è esente da contraddizioni, tutti abbiamo i nostri peccati, che non sono altro che contraddizioni tra quello che dobbiamo fare e quello che facciamo, tra quello che dovremmo dire e quello che diciamo, tra quello che dovremmo essere e quello che invece siamo.

Essere, questo è il problema, per dirla con il poeta.

Per “essere”, cioè per vivere bene, dovremmo avere tutti il coraggio e l'umiltà di metterci davanti ad uno specchio e imparare a guardarsi per quello che siamo, senza finzioni.

Per dirla in termini cristiani, dovremmo cercare di capire qual'è la vocazione di ciascuno, cosa siamo chiamati ad essere, appunto. Se trovassimo questo coraggio e questa umiltà, troveremmo anche la capacità di cercare di essere mento contraddittori, schizofrenici, peccatori … e, come cristiani, dovremmo anche cercare di correggere le contraddizioni, i peccati della società i cui viviamo.

In questo modo potemmo veramente dire di essere passati da morte a vita ... ma alla fine della vita, perché sarà un impegno per tutta la vita.

Ma solo così potremmo dire di aver veramente vissuto e vissuto bene.

 

Buon “passaggio” a tutti!




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